Wi-fi al Lido

A sei anni dall’inaugurazione del servizio gratuito di connessione Internet wifi, che l’amministrazione comunale di Venezia ha deliberato di fornire ai cittadini residenti, lavoratori, studenti e visitatori, la gestione mostra segni di evidente affanno. Nonostante nel luglio 2013 sia stata approvata la spesa per il piano di potenziamento e sviluppo, di fatto gli hot spot delle spiagge lidensi permangono, da oltre un anno, in stato di fuori servizio. A nulla sono valse le sollecitazioni e le rimostranze dell’utenza alle quali i funzionari preposti hanno addotto a giustificazione motivazioni che danno adito a ritenere che non vi sia stata all’origine una corretta e razionale previsione economica. Si argomenta infatti, confondendo l’esercizio della manutenzione ordinaria degli apparati con la deriva di arretratezza tecnologica, che avrebbe reso gli stessi inutilizzabili.
Nel mettere a regime l’erogazione di un servizio pubblico, bisogna essere a priori consapevoli delle risorse tecnico-organizzative di cui è necessario dotarsi per garantirne la continuità e l’efficienza nel mutare corrente dell’evoluzione tecnica.
Ma prescindendo dal giudizio sull’affidabilità tecnica del sistema, siamo qui a svolgere una critica complessiva su motivi di opportunità e convenienza relativamente alla valutazione dell’interesse pubblico originario.
Certamente la scelta di dotare gli uffici della pubblica amministrazione di una interconnettività veloce e di elevato standard di sicurezza trova unanime apprezzamento, si fatica comprendere il mantenimento, a spese della collettività, di una “gratuita” fruizione del WWW che, per la frammentarietà ed esiguità delle aree con copertura efficace, si traduce di fatto in un privilegio per pochi.
In un contesto di mercato dove, grazie alla competizione tra gestori, il servizio Internet può offrirsi economicamente disponibile a tutti, viene da chiedersi se non fosse stato più ragionevole indirizzare quelle risorse alla manutenzione, ad esempio, delle strutture scolastiche o cimiteriali, anch’esse rispettose del fine pubblico da curare.

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